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Butcher’s Crossing – John Williams

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“Bastava solo uno sguardo, o quasi, per contemplare tutta Butcher’s Crossing. Un gruppo di sei baracche di legno era tagliato in due da una stradina sterrata e poco oltre, su entrambi i lati, c’erano alcune tende sparse.”

Kansas, 1873.

Stanco delle strade eleganti e trafficate di una Boston in piena espansione Will Andrews, approda nel selvaggio West di un’America in fase di cambiamento – con la Central Pacific e la Union Pacific Railroad che iniziavano a collegare punti un tempo ignoti – ma ancora visceralmente prigioniera degli archetipi che costituiscono la cultura americana. La cruenta e pericolosa caccia ai bisonti, la fuga dagli stampede, la convivenza con uomini che pisciavano sulla pelle per farla ammorbidire (con quella delle donne viene meglio – nda.), l’amore di una qualsiasi Francine che in quell’ambiente sembrava una macchia di colore nella neve degli inverni gelidi.

Quello che Will trova è molto diverso da ciò che si aspettava. Nella caccia, nei massacri spesso ingiustificati dei bisonti, nella lotta costante fra uomini resi duri dall’esperienza e dalla consapevolezza di non essere mai riusciti a ottenere il riscatto per cui lottavano, avviene la fusione tra l’uomo e la natura, che diventa una riflessione su questo rapporto dato troppo per scontato.

Williams dipinge questa simbiosi con abili pennellate di parole, mischiando abilmente azione e descrizioni, raccontando la rivoluzione di un uomo e di tanti uomini sullo sfondo di scenari mistici che si inseguono fra le stagioni. Dopo Stoner, ecco la conferma di autore ai cui scritti è stata resa giustizia troppo tardi. Butcher’s Crossing è datato 1960, ma viene stampato in Italia nel 2013. Il precedente Stoner viene stampato nel 2012 ma è scritto nel 1965.
Capolavori dimenticati per decenni, ma a quanto pare di Butcher’s Crossing sono stati acquistati i diritti cinematografici. Poco male, potrebbe venirne fuori un film niente male.

Butcher’s Crossing è un libro da leggere, per voi, mentre io vado a cercare Stoner che ancora non ho letto.

 

Ruben Viola

Duro e implacabile, eppure sobrio nei toni, questo romanzo ha aperto la strada a Cormae McCarthy. È stato il primo e miglior romanzo revisionista del West.
– The New York Times –

9780099589679

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