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GOD HELP THE INDIE MOVIES

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Perle che in sala, in Italia, non sono mai arrivate e probabilmente mai arriveranno. Inediti che non passano neppure sotto forma di altri circuiti: tv pubblica o privata, home-video, noleggio o vendita. Niente, questi film sono letteralmente invisibili, perché nessuno li vuole “comprare” (probabilmente prospettando basse vendite o perché completamente sconosciuti). Ma la visione, grazie alle nuove tecnologie, non è impossibile. Nell’era della disinformazione generale sul cinema del qualunquismo (conosciamo solo ciò che vogliono farci conoscere), le nuove tecnologie ci danno la possibilità di riscoprirle o proprio scoprirle.

Un film indipendente, o indie, è un film prodotto senza l’intervento di una grande casa di produzione, anche chiamate Major. Le caratteristiche principali di questi film sono essenzialmente due: il basso costo e la completa libertà espressiva lasciata al regista, cosa questa che solitamente spaventa i grandi studi, che preferiscono evitare i film sperimentali per concentrarsi su progetti più sicuri e remunerativi. Inoltre, difficilmente uno studio affida un film del costo di svariati milioni di dollari ad un regista esordiente, specie se ha intenzione di utilizzare attori sconosciuti. (Da Wikipedia).

Nel 2009 Stuard Murdoch, affiancato dalla cantante irlandese Catherine Ireton e supportato dagli altri membri dei Belle e Sebastian e da un’orchestra di 45 elementi diretta da Rick Wentworth, pubblica un disco solista chiamato God Help the Girl.
Ma il signor Murdoch aveva già pensato a quell’album come un concept che si sarebbe trasformato in film. Finalmente ci è riuscito! Protagonisti Emily Browning (altrimenta detta da me la reginetta dei film indie), il cantautore della giovane band Years & Years, Olly Alexander e l’adorabile (con una voce alquanto fastidiosa) Hannah Murray (che alcuni di voi potranno già conoscere per aver interpretato Cassie in Skins o Gilly in Game of Thrones).

Eve (la Browning) scappa dall’ospedale per malattie mentali e dell’alimentazione di Glasgow per infiltrarsi nei club dove suonano band emergenti. Lì incontra James (Alexander) occhialuto nerd e bagnino della piscina di Glasgow che la invita a stare da lui dopo essersi preso una clamorosa cotta. Insieme alla ricca e svampita Cassie (la Murray), desiderosa di imparare a suonare e scrivere canzoni, decidono di formare una band senza nome e di arruolare atri musicisti.

La trama si potrebbe risolvere in un “tutto qui”? Ma l’essenza questa piccola, “rozza, e “granulosa” “opera musicale”, vincitrice di un premio al Sundance Film Festival, si rivela nelle canzoni che accompagnano il film. Il nostalgico Murdoch prende ispirazione da film degli anni ’80 come The Breakfast Club e dalla musica indie scozzese. Semplice e naif si riduce tutto a questo. Amabile, fragile.

                 Erika Marzano
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Il cinema irlandese

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Ormai sarà diventata proverbiale la mia passione per l’Irlanda, chiunque conosca me, Erika, mi associa direttamente a quella nazione. Non passa giorno che non affronti temi riguardanti storia, folklore, letteratura, situazione politica e altro di questa straordinaria nazione. Nell’ultimo periodo ho rincarato la dose dedicandomi anche a un’altra mia passione, il cinema, per unire le due cose.

Ho deciso di portarvi nell’Isola di smeraldo attraverso un piccolo dossier di film da me visti nell’ultimo periodo. Sono certa che pochi di voi conoscano il cinema irlandese, nonostante esso non abbia assolutamente nulla da invidiare alla produzione e potenza cinematografia del Regno Unito e degli Stati Uniti.

La prima proiezione cinematografica in Irlanda risale al 1896, a Dublino e il primo cinema è stato aperto, niente di meno che da James Joyce nel 1909, si chiamava il cinema Volta. Lo scrittore era anche responsabile della programmazione.
Per parlare del cinema irlandese è davvero impossibile non parlare della storia del paese: la lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, iniziata nel 1916 sotto la guida di Michael Collins (fondatore dell’esercito irlandese IRA – Irish Republican Army), portò al trattato del 1921, che sanciva la costituzione dello Stato libero d’Irlanda (dall’aprile 1949 Repubblica d’Irlanda), con l’esclusione però delle sei contee dell’Ulster, rimaste alla Gran Bretagna. Ne derivò nel 1922 una guerra civile tra le forze politiche che avevano firmato il trattato e gli indipendentisti che non accettavano la divisione dell’isola. Le rivendicazioni della minoranza cattolica dell’Ulster proseguirono anche in seguito, generando una guerra civile sanguinosa, contrassegnata da momenti di altissima tensione.
Il 6 dicembre del 1923, dopo una lotta all’ultimo sangue, i due Paesi s’impegnarono a firmare il trattato di pace, proclamando l’indipendenza di ventotto contee irlandesi che formarono lo Stato Libero d’Irlanda. Purtroppo altre sei contee del nord est rimasero sotto il dominio britannico. La firma del trattato di Pace, a queste condizioni portò a una spaccatura del movimento repubblicano, una a favore del mantenimento della posizione strategica irlandese all’interno dell’impero britannico, l’altra a favore della totale indipendenza dello Stato irlandese. Si crearono così due gruppi politici che poi evolsero nei due principali partiti irlandesi: Fine Gael (conservatori) e Fianna Fail (repubblicani).
Nel 1981 aprì il primo Ente di Stato per la cinematografia, l’Irish Film Board e una conseguenza immediata di questo fu l’emergere di una generazione di cineasti indipendenti che cominciarono a guardare con occhio critico la storia, la società, la religione e la cultura del loro Paese.

Ancora oggi ben poco si conosce del cinema irlandese, delle sue origini e soprattutto delle difficoltà che questa importante cinematografia ha dovuto affrontare per emergere e trovare una sua autonomia.
Gli anni 90 sono caratterizzati dal successo a livello internazionale di registi, film e attori che trattarono il tema: IRLANDA.

Vi presenterò ora la mia personale top 10 film irlandesi che aiuteranno a capire e carpire meglio lo spirito di una nazione e del suo popolo.

10. L’AGENDA NASCOSTA (1990) di Ken Loach, con Frances McDormand e Brian Cox. Vincitore del premio della giuria al 43º festival di Cannes.
Belfast, Irlanda del Nord, primi anni ottanta. Due attivisti americani, l’avvocato Paul Sullivan e la fidanzata Ingrid Jessner, stanno raccogliendo testimonianze sulle presunte violazioni dei diritti civili compiute dalla polizia inglese nei confronti di cittadini sospettati di appartenere all’IRA, l’esercito irredentista irlandese. Mentre sta guidando in compagnia di un simpatizzante dell’IRA e di una registrazione contenente una testimonianza di tali abusi, Paul viene ucciso dalla polizia inglese. Nei rapporti ufficiali Paul viene indicato come complice dell’IRA ma Ingrid vuole far luce sull’accaduto.
Sebbene fittizio, il film è ispirato all’inchiesta relativa alla presunta politica “shoot to kill” (“sparare per uccidere”) adottata dalla polizia nord irlandese (Royal Ulster Constabulary) negli anni in cui la pellicola è ambientata.

09. BREAKFAST ON PLUTO (2005) di Neil Jordan, con Cilian Murphy e Liam Neeson

Abbandonato appena dopo la nascita davanti alla porta di un parroco di campagna, un bambino viene affidato alle cure della perpetua di quest’ultimo. Cresciuto nell’Irlanda degli anni sessanta, Patrick Braden scopre presto le sue tendenze transessuali. Il gruppo di amici da lui frequentato è composto da un ragazzo down, un’africana e un militante dell’IRA. Alla ricerca della madre, Patrick comincia un viaggio attraverso episodi fondamentali della Guerra civile irlandese e attraverso se stesso.

08. IL MIO PIEDE SINISTRO (1989) di Jim Sheridan, con Daniel Day Lewis.

Tratto dall’omonimo libro che racconta la vita incredibile di Christy Brown, scrittore e pittore irlandese, nato con un handicap fisico quasi totale: l’unica parte del corpo di cui possiede ogni funzione è il piede sinistro.
Il film è interpretato dal pluripremiato Daniel Day Lewis, che per l’occasione ha voluto imparare a scrivere con l’estremità del piede. L’interpretazione gli varrà il suo primo Oscar come miglior attore protagonista.
Christy Brown, tredicesimo figlio di famiglia operaia e paraplegico, riesce progressivamente a controllare il piede sinistro e a utilizzarlo per diventare un apprezzato pittore e scrittore. Sostenuto amorevolmente dalla famiglia e soprattutto dalla madre, Christy diventerà una persona rispettata da tutti e riuscirà a convolare a nozze con la sua infermiera.

07. GANGS OF NEW YORK (2002) di Martin Scorsese con Daniel Day Lewis, Leonardo DiCaprio, Cameron Diaz, Liam Neeson

Nel 1846, il degradato quartiere dei Five Points a New York è teatro di violente competizioni tra bande criminali che intendono assicurarsi il dominio del territorio. Padre Vallon, capo della potente banda dei Conigli morti, saluta il figlio Amsterdam prima di scendere nel campo di battaglia. A contendere il primato dei Conigli morti ci sono i Nativi, banda altrettanto potente guidati dal temibile William Cutting detto Bill il Macellaio a causa della sua ferocia. Durante la sanguinosa battaglia Bill il Macellaio riesce a sconfiggere ed uccidere il rivale, ponendo fine alla guerra e sancendo la definitiva supremazia dei Nativi nel quartiere. Il piccolo Amsterdam viene mandato in riformatorio. Raggiunta la maggiore età ed uscito quindi dal riformatorio in cui era stato rinchiuso, il giovane Amsterdam fa ritorno nel quartiere con l’intenzione di vendicarsi di Bill il macellaio, diventato capo indiscusso della malavita nei Five points e della gang dei Nativi.
Pur non essendo ambientato in Irlanda, il film tratta dell’emigrazione degli irlandesi dovuta alla carestia della patata. È interessante come Daniel Day Lewis interpreti un anti-irlandesi.

06. THE FIELD (1990) di Jim Sheridan con Richard Harris, John Hurt e Sean Bean
Basato sul dramma teatrale The Field di John B. Keane.
Il film è valso a Richard Harris la sua seconda e ultima candidatura all’Oscar al miglior attore.
La famiglia di “Bull” McCabe ha lavorato faticosamente per generazioni un pezzo di terra, trasformandolo in un pascolo per vacche. Ma quel pezzo di terra non è suo, ed un giorno la vedova che lo possiede decide di metterlo all’asta.
Il piccolo villaggio irlandese è tutto dalla parte di Bull ma, proprio quando è sicuro di vincere, viene battuto da un facoltoso americano. Bull tenta inizialmente di convincere l’americano a desistere, ma poi perde la testa e la sua ossessione lo porterà alla tragedia.

05. THE BOXER (1997) di Jim Sheridan con Daniel Day Lewis e Emily Watson
Dopo aver scontato 14 anni di carcere, Danny Flynn, ex membro dell’I.R.A., torna a Belfast per incontrare la donna che ha sempre amato Maggie. Ma la donna nel corso degli anni si è rifatta una vita, sposando il migliore amico di Danny. Così Danny sfoga le sue frustrazioni passando il suo tempo sui ring, mettendo tutte le proprie energie nella boxe. Ma ben presto la passione torna a travolgere Danny e Maggie, che non hanno mai smesso di amarsi, ma la cosa non è ben vista dalla famiglia di lei, appartenente all’I.R.A.

04. MICHAEL COLLINS (1996) di Neil Jordan con Liam Neeson, Julia Roberts e Alan Rickman
Il film vinse il Leone d’Oro al miglior film alla 53ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e Liam Neeson si aggiudicò la Coppa Volpi.
Il film riprende la storia, romanzandola, della nascita della Repubblica d’Irlanda. Un gruppo di giovani oppositori, di cui Michael Collins è il capo militare, compie azioni di resistenza contro il governo inglese in Irlanda. A capo della parte politica c’è De Valera, un politico di professione che tratta con gli inglesi per ottenere un riconoscimento che faccia cessare l’occupazione militare.
Dopo alterne fortune e attentati sanguinosi, a cui fanno riscontro reazioni altrettanto cruente, gli inglesi concedono l’inizio di una trattativa a Londra a cui viene mandata una delegazione con a capo Collins. Dopo molti e inutili tentativi Collins è costretto ad accettare un accordo con cui si stabilisce il riconoscimento dell’autonomia dell’Irlanda, però senza l’Irlanda del Nord, rinunciando alla repubblica ma con il giuramento di fedeltà al Re d’Inghilterra.
La fazione facente capo a De Valera in Parlamento perde per sette voti e ritira i suoi rappresentanti dando inizio così ad una guerra civile a cui Collins cerca in tutti i modi di opporsi.

03. HUNGER (2008) di Steve McQueen con Michael Fassbender, Liam Cunningham

Il film ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh in Irlanda del Nord. Protagonista è Bobby Sands, membro del parlamento inglese appartenente alla Provisional IRA, che per ottenere il riconoscimento di prigionieri politici per i membri dell’IRA, organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita insieme ad altri 23 prigionieri (gli Hunger Striker). Parzialmente tratto dalla autobiografia di Bobby Sands che egli stesso scrisse in prigione su pezzi di carta igienica “Un giorno della mia vita”.

02. IL VENTO CHE ACCAREZZA L’ERBA (2006) di Ken Loach, con Cilian Murphy, Liam Cunningham, Padraic Delaney

Vincitore della Palma d’oro al 59º Festival di Cannes.
Damien O’Donovan è un giovane medico in procinto di lasciare l’Irlanda per lavorare in un ospedale di Londra. Suo fratello Teddy comanda la locale colonna dell’Irish Republican Army. Durante un controllo dell’esercito britannico, Damien è testimone del pestaggio mortale ai danni del suo amico Micheál Ó Súilleabháin che si era rifiutato di dichiarare il suo nome in Inglese. I suoi amici, alla luce dei fatti avvenuti, cercano di convincere invano Damien a rimanere in Irlanda e lottare per l’indipendenza, ma Damien resta convinto che sconfiggere l’esercito inglese è impossibile, soprattutto per l’inferiorità numerica dell’IRA.
Mentre attende il treno per partire verso Londra assiste ad sopruso da parte degli inglesi che lo convincerà a restare e a combattere per l’indipendenza.
Per certi versi tratta lo stesso tema di Michael Collins, dal punto di vista della gente comune.
Il titolo originale The Wind That Shakes The Barley (“il vento che scuote l’orzo”) si riferisce ad un verso di una canzone del XIX secolo di Robert Dwyer Joyce.

01. NEL NOME DEL PADRE (1993) di Jim Sheridan con Daniel Day Lewis, Emma Thompson e Pete Posthletweite.

Vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1994. È tratto dal romanzo autobiografico Proved Innocent di Gerry Conlon, uno dei Guildford Four (tre ragazzi nordirlandesi e una ragazza inglese accusati di aver provocato un’esplosione in un pub di Guildford, oltre ad altri reati). Il film è stato candidato a ben sette premi Oscar nel 1994, senza però aggiudicarsene alcuno.
Nel 1974, un pub di Guildford è teatro di un attentato terroristico, attribuito all’IRA. Con il sostegno di prove debolissime, quando non addirittura inventate, dell’atto criminoso vengono incolpati Gerry Conlon e tre amici di Gerry, Paul Hill, Paddy Armstrong e Carole Richardson (i Guidford Four), oltre al padre di Gerry, Giuseppe Conlon e a un’intera famiglia di parenti di Gerry che sconteranno 15 anni di carcere da innocenti.
Il film mette in luce la durezza della cosiddetta legislazione d’emergenza approvata nel Regno Unito tra il 1973 e il 1974 (Emergency Provisions Act – EPA e Prevention of Terrorism Act – PTA), che, sull’onda del crescente pericolo del terrorismo nordirlandese, arrivò a prevedere l’istituzione di tribunali speciali competenti in materia, le Diplock Courts, l’ampliamento dei poteri di arresto e di perquisizione in capo alla polizia, il prolungamento del fermo di polizia sino a sette giorni senza l’obbligo di fornire alcuna giustificazione da parte dell’autorità giudiziaria, la presunzione di colpevolezza nel caso di possesso illegale di armi e l’accettazione di testimonianze senza possibilità di interrogatori o confronti, la possibilità di limitare, con provvedimento del Ministro degli Interni o del Segretario di Stato per il Nord Irlanda, la libertà di spostamento nel territorio del Regno Unito.

Film del calibro di The Magdalene Sisters e Philomena oggi sono alla portata e alla conoscenza di tutti, nonché vincitori di premi a livello internazionale. Che sia con grandi produzioni o film indipendenti dopo la lunga fatica fatta per emergere, il cinema irlandese è più o meno riuscito a mirare all’obiettivo più ambizioso: raggiungere il vasto pubblico, mantenendo al tempo stesso le proprie caratteristiche artistiche e culturali.

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Maleficent

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Maleficent è un film del 2014 diretto da Robert Stromberg, al debutto da regista. La protagonista Angelina Jolie, qui anche produttrice esecutiva della pellicola, veste i panni della celebre Malefica, la malvagia strega del mondo Disney. Diciamoci la verità, i cattivi Disney sono sempre stati più affascinanti degli eroi in sé (anche se spesso bistrattati). Iconici, originali, immensamente ironici e sarcastici, dallo spiccato umorismo, riescono a conquistarsi le simpatie di spettatori che, per contratto, non dovrebbero fare di certo il tifo per loro. “Questo film parla di un personaggio che abbiamo conosciuto come una persona dal cuore duro, mentre la nostra storia risponde alla domanda: perché? Con Maleficent vorrei che il pubblico avesse la sensazione di essere entrato in un mondo mai visto prima e mi auguro che, alla fine della visione, esca dal cinema con la sensazione che tutti possono redimersi, nessuno escluso”, dichiara il produttore Joe Roth.

Maleficent va visto con gli occhi di chi comunque si aspetta una fiaba vista da un’altra prospettiva: è comunque un fantasy di Disney e per questo è inutile presentarsi in sala con l’idea di vedere un inno alla crudeltà e per quanto ricalchi alla perfezione la storia originale di Aurora e del suo sonno è ovvio che c’è una versione nuova della villain che poi, alla fine, così villain  non è (c’è chi dice purtroppo e chi dice per fortuna). Certo! Una donna che si chiama Malefica che poi, in realtà, è buona fa parlare di sè…

 Malefica è una bellissima, giovane e buona creatura fatata dalle grandi e possenti ali, che vive in un regno boscoso e pacifico chiamato Brughiera, in compagnia di creature fantastiche che vivono in simbiosi con la natura. Un giorno giunge alla Brughiera un ragazzino povero che dice di chiamarsi Stefano. Tra i due nasce una tenera amicizia che col passare degli anni si trasforma in amore reciproco. Tuttavia Stefano non tornerà più alla Brughiera per diversi anni, in quanto sta facendo carriera al vicino castello di Re Enrico, divenendo un dignitario del re. Il vecchio e malandato re Enrico annuncia ai suoi dignitari, fra i quali c’è anche Stefano, che cederà il trono e il titolo di re a chi saprà uccidere Malefica. Stefano, sapendo di poter facilmente portare a termine il compito in quanto amante di Malefica tempo addietro, decide di tentare l’impresa inoltrandosi nella Brughiera. Con la scusa di avvertire Malefica del perfido piano di re Enrico e di voler riallacciare i rapporti con lei, Stefano decide di strapparle le ali per far credere a re Enrico di aver eliminato Malefica. Stefano torna al castello con le ali, e viene quindi nominato re mentre Malefica, stremata, umiliata e spaventosamente addolorata per il tradimento, si incattivisce e diventa una perfida strega del male. Erige una barriera di rovi con la sua potente magia nera, per separare la Brughiera dal regno di Stefano e impedire qualsiasi contatto fra le creature fatate e gli umani. Anni dopo viene alla luce Aurora, la figlia di Stefano, e attuale principessa del regno. Malefica si presenta dunque alla cerimonia del battesimo, e fra lo stupore generale del popolo e di Re Stefano stesso, scaglia per vendetta una maledizione contro la piccola Aurora: ella, il giorno del sedicesimo compleanno, si pungerà il dito col fuso di un arcolaio e cadrà in un sonno profondo dal quale solo il bacio del vero amore potrà svegliarla. Da qui la storia si dipana su due piani: quello della fiaba che tutti conosciamo e quello dela moderna rilettura.

È difficile giudicare la regia di un film come Maleficent perché moltissimo è dato dalla Computer Graphic che ha preso il posto della scenografia (n.d.t. ma il regista è lo stesso scenografo di Avatar quindi ci fidiamo). Sicuramente un’idea che sta balzando nella mente di molte case di produzione, registi, sceneggiatori al giorno d’oggi è “Se non vuoi rischiare col nuovo, prendi il vecchio e modificalo”. Con questa premessa fino ad ora è sempre stato fatto centro parlando di incassi; un po’ meno centro parlando di “qualità” dei film (vedi Alice In Wonderland di Tim Burton).

CAST: Angelina Jolie, Elle Fanning, Juno Temple, Sam Riley, Sharlto Copley, Lesley Manville, Imelda Staunton
DA VEDERE PERCHÈ: Non si smette mai di essere bambini, per vedere la stessa fiaba da un altro punto di vista

Erika Marzano