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La base sulla quale si fonda l’associazione culturale

Il ritrovo degli scrittori, Lucca 18-20 Agosto 2017

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Il ritrovo degli scrittori, Lucca 18-20 Agosto 2017

Finalmente a voi il resoconto di queste due giornate. invito coloro che erano presenti a integrare o a segnalare eventuali errori. non sono voluti, è che alla fine…

Primo ritrovo globale di Scrittori per Sempre, 18-20 agosto 2017
(vaghi ricordi)

18 agosto

Alle 18:30 io e mia moglie Anna siamo al casello di Altopascio.
Mentre mi accingo a pagare, Anna scorge, nella corsia a fianco, la Panda color improbabile di Ecly.
Lo chiama, lui la vede e risponde.
Ci fossimo dati appuntamento, non ci saremmo trovati, ne sono sicuro. Certe cose accadono solo perché devono accadere, senza altri motivi.
Appena passato il casello, al di là della strada vedo un cartellone retto da una donna: c’è scritto SPS. È Caipiroska che ci accoglie.
Dopo le presentazioni di rito, durante le quali conosciamo anche Sara, la ragazza arrivata con Ecly, seguiamo Caipiroska fino a casa, passando nelle campagne lucchesi.
Nel parco, chiamarlo giardino sarebbe davvero riduttivo, troviamo per primo Dodò, il cane di casa, che ci annusa e decide se possiamo rimanere o meno. Il nostro impatto su di lui è positivo, anche perché instaura un rapporto particolare con Sara (non la mollerà più, o quasi).
Caipiroska ci mostra le camere, noi depositiamo i bagagli e poi ci accomodiamo attorno a un tavolo, tra gli alberi del parco.
Dopo poco arrivano Achillu e la sua Lady, Stella, con le bimbe che, notata una batteria davanti casa, vi si precipitano e iniziano a far baccano con le percussioni. Si divertono.

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A poco a poco, compaiono sul tavolo svariate cose: prosciutto, melone, salumi, formaggi, patatine, arachidi, vini, acqua…
Iniziamo a spiluccare e subito arriva una telefonata. Stefia sta arrivando.
Io e Caipiroska andiamo a recuperarla, portando con noi il cartello di SPS. Venti minuti dopo siamo di nuovo a tavola, tutti insieme.
La cena si protrae a lungo e nel frattempo ci raggiungono Rossano, marito di Caipiroska, e i tre figli. Tutti davvero simpatici.
Le chiacchiere fanno sì che ci si alzi dopo le una di notte. Non sono più abituato, ma nemmeno mi sono accorto del tempo che passava.

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19 agosto

Dopo una bella dormita ci vuole una buona colazione e così, dietro indicazione di Caipiroska, raggiungiamo una pasticceria dove acquistiamo un buon numero di brioches. L’aspetto era buono, il sapore si rivela ottimo, soprattutto se si considera che vengono consumate in un parco, nella quiete assoluta della zona, e accompagnate da un buon caffè.
Ricompaiono Ecly e Sara, arrivano Achillu e famiglia e poi, verso le 11, giunge la chiamata di Vivonic.
Mi faccio trovare all’uscita dell’autostrada; eccoli, con lui e Parnassius c’è anche Arianna.
Li accompagno al punto di ritrovo, da Caipi, dove facciamo conoscenza reciproca (con Arianna, gli altri sono due vecchi) e discutiamo un poco, poi usciamo per pranzo.

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Nel pomeriggio arrivano anche Dalcapa, con moglie e figlia, Maripao e Triss.
Verso le 17 Caipiroska ordina la partenza. Seguendola arriviamo a Montecarlo, un borgo poco distante, dove ci viene offerto un assaggio di vini locali. Una ragazza ci fa poi da guida, spiegandoci la storia del paese e, successivamente, quella di un affresco presente in una chiesa che in seguito visitiamo. Ci porta anche a visitare un teatro, il “Teatro dei Rassicurati”, storico, e ci mostra le mura della città.

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Sono le 19 quando Caipiroska ci porta fuori dal borgo e ci guida lungo strade sterrate fino a raggiungere un bosco. Qui troviamo il guardiano: una quercia plurisecolare di dimensioni enormi, con tante braccia che si diramano. L’impatto è meraviglioso, sia dal punto di vista visivo che emotivo. Valeva davvero la pena di arrivare fin qua per vederla.
Ovviamente ci si sbizzarrisce con una serie di foto ricordo, non si può farne a meno.

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Ripartiamo versa casa, dove ci aspetta la cena. Su di un tavolo troviamo svariati prodotti, portati da alcuni di noi, e partiamo con gli assaggi.
Ecly ha portato un pezzo di guanciale col quale viene preparata una bella carbonara, nel frattempo Rossano sta grigliando carne e verdure.
Un grazie sincero a lui e alla sorella, che ha dato una mano non da poco nella preparazione della cena.
Dopo una notevole abbuffata, Caipiroska ci propone alcuni indovinelli, con i quali ci divertiamo parecchio.
Al termine, chiacchiere, discussioni, opinioni e tanto altro, innaffiati da buon vino.

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20 agosto

Arrivano alla spicciolata. Arianna, Achillu e tribù, Stefia, Dalcapa, Maripao, Triss, Vivonic, Parnassius, Ecly.
Ovviamente ci siamo anche io e Caipiroska, nonché tutti gli accompagnatori, compresi Rossano e figli.
Una bella colazione nel parco, allietata poi dall’esibizione di un duo inedito: Vivonic voce e chitarra, Ferdinando (primogenito di Caipiroska) alla batteria.
Dopo un paio di pezzi si aggiunge Achillu con un’altra chitarra e, in seguito, anche Rossano e la sua tromba partecipano con trasporto.

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Poco dopo le 11 si parte alla volta dell’agriturismo che ci ospiterà per il pranzo.
È un posto splendido, come tutto quello che abbiamo visto finora, dotato anche di una piscina nella quale alcuni di noi vanno a trovare ristoro.
Il pranzo pare quasi matrimoniale. Aperitivo con bocconcini, antipasti a iosa, due primi, carni miste, contorni vari. Vino bianco (traditore) e rosso.
Per suggellare cosa poteva arrivare? Ovvio, la torta di SPS!

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Lentamente il gruppo si scioglie, per cause di forza maggiore.
Per primo ci lascia Achillu, le cui bimbe sono piuttosto stanche, poi anche gli altri se ne vanno.
Nel parco di Caipiroska torniamo io, Ecly, Vivonic, Parnassius e Arianna.
Ultimi saluti e abbracci, poi io e mia moglie Anna lasciamo quel bel posto. Con dispiacere.

Sono state due giornate intense, dove il rapporto via rete si è trasformato in diretto, andando probabilmente a modificare alcuni nostri pensieri o idee.
In conclusione, posso dire di aver conosciuto delle belle persone in un bel posto.
Un grazie particolare va a Caipiroska, vera artefice di questo incontro, e a suo marito Rossano, che ci ha sopportati.
Ma un grazie va anche a tutti coloro che sono stati presenti, onorando di fatto il forum.
Peccato per chi non è potuto esserci, ma ci saranno altre occasioni.

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Non è il nostro primo raduno, non sarà l’ultimo, ma ogni volta è una roba unica.
Trascendere lo schermo gelido di un monitor e trasformare volgari codici binari in facce, in dialetti, in espressioni, in suoni di risate, in caratteri tangibili, in discussioni infervorate sulle d cacofoniche o sul micidiale ego dello scrittore tipico, vedere quanto di buono ci sia dietro al nickname che ogni volta asfalta i nostri racconti, osservare come uno scrittore di splatter cura la sua famiglia senza sterminarla, sorridere a due amiche scrittrici che sul forum se le suonano viaggiare insieme in treno e sbagliare stazioni perché erano troppo intente a chiacchierare, prendere atto di come lo schermo del nostro pc sia ingannevole, nel vedere quanto un moderatore o un admin quasi sempre scambiati per inquisitori del forum siano in realtà capaci di emozionarsi, urlare insieme agli altri un saluto in coro dentro un cellulare per un’admina che soffriva per non essere potuta venire…
Tutto questo, e altre piccolezze simili, signori miei, sono magie, e avvengono anche se non ci credete. Perché tutti sogniamo di essere scrittori e in quanto tali abbiamo il compito di rendere credibile l’incredibile.
E di renderlo eterno.
Scrittori Per Sempre.

Vi amo

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Elogio alla scrittura

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Da bambino amavo scrivere e fino alla quinta elementare sono sempre stato quello con la migliore calligrafia. La cosa è proseguita alle scuole medie dove però mi si presentò un problema: svolgere il tema. Ossia, sviluppare un argomento. Fino ad allora mi ero limitato a copiare o a scrivere sotto dettatura e quindi non mi era ben chiaro come scrivere storie ex novo. In ogni caso, sia alle medie che alle superiori, nei compiti in classe di Italiano ho sempre avuto voti discreti perché alla mia carenza di fantasia (o incapacità di elaborarla) sopperivo con stesure ottimali, prive di errori di alcun genere.

Terminate le scuole non mi sono più posto il problema e ho sempre pensato che nulla fosse cambiato se non un forte peggioramento della calligrafia. Insomma, non ho mai scritto niente di inventato, di mio. In compenso ho cominciato a leggere tanto. Dai fumetti ai libri il passo non è stato difficile, e una volta entrato nell’ottica della lettura fatta per divertimento, per puro piacere personale, non ho più smesso di leggere. Senza per altro pensare a scrivere.

Un giorno mi trovai a leggere delle composizioni dialettali scritte da una mia amica e qualcosa prese a solleticarmi in testa. Perché non provare? Mi feci la domanda per parecchio prima di dare una risposta, ma alla fine scrissi. Poesie dialettali, poi raccontini, poi racconti più complessi. E non ho più smesso, come per la lettura. Stile grezzo, tutto da rivedere e modificare, ma intanto ero partito.

Mi imbattei sul web in svariati siti che si occupavano proprio di questo: scrittori (che parolona, eh) emergenti. Conobbi persone con le quali si instaurò poi una vera amicizia, sfociata nella creazione di Scrittori per Sempre, ed è grazie a loro e ad altri che il mio modo di scrivere è andato pian piano migliorando. Non diventerò scrittore professionista, non è una mia ambizione, ma alla scrittura devo dire davvero grazie per tanti motivi. Ne accenno un paio: per primo il fatto che scrivendo ho dato sfogo a tante rabbie che mi covavano dentro, a volte anche senza rendermene conto. E per secondo quello di aver conosciuto tanta gente nuova con la stessa passione.

Grazie ancora.

Fausto Scatoli

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Zodiaco, il concorso stellare – La Vergine

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Siore e siori, eccovi il nuovo segno, che son certo vi gusterà molto. E stavolta vi voglio tutti, davvero tutti.

Ottava sfida – Vergine (Kanyā)
Periodo zodiacale 24 agosto – 22 settembre

I racconti vanno inseriti sul preposto forum entro e non oltre la mezzanotte del 10 novembre 2015
Ogni storia dovrà parlare della Vergine e/o di qualcosa che la riguarda, ossia:

1) Il segno zodiacale e/o il relativo periodo.

2) La vergine in generale (la verginità, il significato della parola, la figura storica, la figura evangelica, la figura artistica in dipinti o sculture, ecc.) la sua storia, l’origine o quant’altro.

3) La costellazione della Vergine, le sue stelle, i possibili pianeti o altro.

4) Nel racconto deve comunque OBBLIGATORIAMENTE essere nominato almeno una volta la Vergine.

I racconti saranno visibili dall’11 al 30 Novembre 2015, in ogni caso sarà consultabile il regolamento che verrà aggiornato presto. Non verranno prese in considerazione proroghe. Completate letture e commenti, ognuno potrà poi votare 5 (cinque) racconti indicando l’ordine di preferenza. È fatto ovviamente divieto di votare il proprio racconto. Il vincitore sarà quindi deciso dalla volontà dei lettori.

Il premio consisterà in un bellissimo pacco regalo natalizio firmato SPS
I primi tre classificati di questa e delle altre sfide verranno poi raccolti in una antologia, al termine del concorso.

Qui potete trovare il regolamento generale.

Buon lavoro e buona fortuna

Tecnologia

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Io mi domando …ile

 

 

 

Io mi domando che fine faranno tutti i minuti risparmiati con la tecnologia. Una App e conosci la pasticceria siciliana più vicina a casa tua, un click e sei edotto sul pensiero di Leibniz, un giro su Google e hai il mondo in tasca.

E nessuno si perde più, né per le strade né per i meandri dei suoi pensieri. Perché perdersi e cercare significa conoscere davvero, per esperienza e non per sentito dire.

C’è un romanticismo antico nella ricerca, di qualunque genere sia.

È l’uomo che decide di danzare su una sinfonia tutta sua, fuori dal tempo, finché non giunge alle risposte. Per poi iniziare un altro giro di giostra.

Siamo rabdomanti in cerca d’acqua.

 

Auguro a tutti una buona estate, al mare, in montagna o a casa.

Con computer e cellulari spenti.

 

Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio.
(Bertolt Brecht)

 

 Ylenia Pettinelli

Alex il leone – Madagascar

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Alex il leone – Madagascar
(per rimanere in tema con il concorso letterario “zodiaco – il leone”)

Innanzi tutto posso affermare a la testa alta che di questo film HO IL DVD. Già.
Stupiti, eh?
Mica l’ho comprato, infatti. L’ho preso coi punti Esselunga.
(Catalogo 2006/2007. Punti decisamente ben spesi.)
Quattro animali amici tra loro, una zebra, un ippopotamo, una giraffa e un leone, abituati alla cattività dello zoo di New York City, si trovano a uscire dallo zoo, soprattutto per volontà di Marty la zebra. Quando vengono ripresi, gli animalisti hanno la meglio e i quattro vengono spediti nel loro continente natale, l’Africa. Ovviamente questo contraria molto gli animali, soprattutto Melman la giraffa (ipocondrico all’ennesima potenza) e Alex il leone (abituato a bistecche e trattamenti di bellezza).

Anche i pinguini dello stesso zoo sono riusciti a scappare, e dirottano la nave verso il polo sud. Nella manovra perdono le casse in cui stanno i quattro amici, che sbarcano sulle coste del Madagascar.
Un film esilarante, in ogni ambientazione: dallo zoo alla foresta del Madagascar, tra fossa e lemuri.
Ogni animale è caratterizzato magistralmente, pinguini in primis, ma anche le scimmie, e soprattutto i mitici lemuri con il loro re Julien, demenziale e incredibilemete divertente.
Un film di genio strepitoso, una parodia tra la città e la natura, con l’amicizia che trionfa su ogni istinto selvaggio, compreso quello della fame. Un insegnamento, insomma, seppur molto velato, anche a noi “sapiens”.

E ora… a bailar!

Pollon

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Pollon

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Una mia amica al liceo ironizzava dicendo: “Con Lady Oscar si ripassa la Rivoluzione Francese, con Pollon la mitologia greca”.

E oggi si ripassa la seconda.

Pollon è la figlia di Apollo, sempre assonnato dio del sole che prima o poi non sorgerà a causa della sua pigrizia, che desidera diventare dea. Nonno Zeus le regala un salvadanaio magico a forma di trono nel quale metterà una moneta d’oro ad ogni buona azione perpetrata dalla nipotina. Quando il trono sarà divenuto tanto grande da sederci, Pollon sarà una dea. Potrà contare sui consigli della Dea delle dee, che contatta grazie a un fermaglio a forma di farfalla, e l’amicizia del fido Eros, figlio brutto della dea Venere, con cui va in cerca di buone azioni da compiere.

Accanto a loro tanti personaggi della mitologia greca, con caratteristiche verosimili ma rivisitate in modo divertente, per narrare le storie più conosciute, come Narciso e re Mida. Quest’ultima memorabile per la canzoncina- sfottò  ‘ … il re Mida ha le orecchie d’asino, il re Mida ha le orecchie d’asino!’. Di certo, non paragonabile a ‘Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria. Se lo annusi o lo respiri ti dà subito l’allegria!’, di cui da adulta ho dato molteplici interpretazioni.

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Questo fortunato manga giapponese di Azuma Hideo, edito in versione stampata nel 1977, è diventato popolare in Italia perché fu trasmesso tra il 1982 e il 1983 durante Bim bum bam in 46 episodi. Inutile dire che ha accompagnato tanti bambini nei loro pomeriggi, compresa la sottoscritta (che sovente negli anni del liceo si alzava presto per vederlo su Italia 1!).

I punti di forza del cartone animato Pollon sono l’allegria e l’umorismo, la leggerezza con cui sono narrate le storie – senza parlare del disegno vecchia scuola che adoro. Oltre che la famiglia un po’ strampalata della futura dea, grande combina guai. Con nonno Zeus amante delle donne e nonna Era che lo scova e lo punisce, zio Posidone altissimo e Venere bellissima, sempre alle prese con creme e simili, un narratore sagace metà uomo e metà insetto, con il copricapo a pennino.

 

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Per chi non avesse visto la fine, svelo che Pollon riesce a diventare una dea con la sua ultima fatica. Riesce a rimettere nel vaso di Pandora tutti i mostri fuoriusciti grazie alla speranza, unica cosa rimasta dentro. La Dea delle dee, già Dea della speranza,  in segno di riconoscenza per aver salvato la Terra le cede il titolo. Bel finale, no?

 

 

 

 

Ylenia Pettinelli

L’era glaciale

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“Tu sei imbarazzante per la natura, lo sai?” (Manny a Sid) – L’Era Glaciale

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Per i bambini è divertente, per gli adulti è lo stupore di fronte al genio puro.
Una carovana di animali, assolutamente consapevoli e onniscienti in materia di zoologia, geografia, storia delle specie e teorie evolutive, tentano di scappare alla glaciazione migrando verso sud. Solo un mammut (Manfred, subito ribattezzato Manny) procede controcorrente. A lui subito si aggrega un bradipo (Sid), un pasticcione sfigatissimo ma buonissimo, abbandonato dai suoi stessi simili che volevano disfarsi di lui. I due, per caso, si trovano a doversi prendere cura di un bambino il cui “branco” è stato attaccato dalle tigri. Una di queste tigri in particolare (Diego) è stata incaricata dal suo branco di portare il bambino, e allora si infila nel gruppo con l’intenzione di rubare il piccolo e condurre in trappola anche il mammut.
Nella finzione di far parte del trio di amici, però, qualcosa va storto. La finzione diventerà realtà.
A tutto fa da contorno uno scoiattolino preistorico con la sua ghianda, col potere immenso di far succedere le ere l’una all’altra, causare glaciazioni o disgeli, eruttare vulcani.
Il film è un susseguirsi di battute sagaci che non perdono mai, mai, tono. I personaggi sono caratterizzati in modo eccezionale, fino al surreale, senza però cadere nella banalità.
Persino gli animali secondari, come i rinoceronti, gli ippopotami, gli armadilli, i dodo (per non parlare degli opossum, ma quelli arrivano solo nel secondo film), sono esilaranti.
Si ha l’impressione di aver davanti dei creatori geniali, che da alcuni eventi storico-geografico-evolutivi, han fatto un film degno dell’oscar numero due come “miglior film d’animazione” 2003 (prima di allora l’oscar era stato vinto solo da Shrek).
E che dire di Sid. Sid, quel bradipo sfigato ma talmente buono da far da amalgama all’amicizia più strana che potesse mai succedere. Ogni volta che apre bocca fa tenere la pancia dalle risate. Ma è anche in grado di commuovere, come solo i fiduciosi sanno fare.

Citazioni:
“Se si trova la compagna della vita bisogna esserle fedeli. Nel tuo caso, grati.” (Manny a Sid)
“Sei troppo in basso nella catena alimentare per fare lo sbruffone” (Diego a Sid)
“Sono troppo pigro per portare rancore” (Sid)

Modificato da ti-s – 9/7/2014, 21:23

Holly e Benji

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Basta poco per rievocare un ricordo.
A me quattro battute, quel Nanananana e mi ritrovo bambina, davanti a un Telfunken con un mottino in mano a guardare i miei beniamini.
L’orologio segna le quattro e, dopo la sigla di Bim Bum Bam, ci sono loro, Holly e Benji.
La storia è questa. Oliver Hutton e Benjamin Price sono due ragazzi amanti del calcio che sognano di diventare grandi professionisti e vincere il campionato del mondo, Holly come attaccante, Benji come portiere. Iniziano come rivali, sfidandosi nella partita Newppy – di capitan Holly – contro Saint Francis, capitanata da Benji. La partita finirà in pareggio, ma, grazie alla bravura di Holly, Benji perderà il primato di imbattibilità.
E da quel match inizierà la loro amicizia.
Con questo anime giapponese, targato 1983, sono cresciute almeno un paio di generazioni di ragazzi.
La sua bellezza, oltre che nel disegno manuale (sono una romantica, scusate ma la tecnologia ha tolto impatto e umanità ai disegni di nuova generazione), è nella capacità di coinvolgimento. Perché i bravi sceneggiatori non hanno creato solo la storia tra i due rivali divenuti amici, ma un mondo che ruota attorno al campionato di calcio studentesco, al quale partecipano vari ragazzi, di diversa estrazione sociale, ognuno con la sua storia e le sue caratteristiche.
Ci sono Julian Ross, capitano cardiopatico della Mambo, Mark Lenders, grintoso e rabbioso capitano della Toho, Philip Callaghan, volitivo capitano della Fly, come dimenticare i gemelli Derrick con i loro dentoni sporgenti e la catapulta infernale?
Insieme a loro altri personaggi collaterali, divertenti e allegri, come la sfegatata fan di Holly, Patty, o il suo compagno di squadra Tom, valido centravanti.
Quattro battute della sigla e sento la palla al piede e la voglia di correre a perdifiato.

                                                                  Ylenia Pettinelli

Perché quando accadrà non avrò le parole

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L'insostenibile Leggerezza dello Scrivere

Non resusciti e non muori.
Hai deciso di restare, mentre ti stringo tra gli occhi e chiedo solo qualcosa in più.
È giusto, questo mi sono ripetuta sempre.
Se ne devono andare prima loro, prima i genitori. Deve morire prima chi ha vissuto più a lungo.
Pensavo ai genitori degli altri, ecco tutto. Non ai miei. Non a te.
Ti sollevo la testa, ti faccio bere un sorso breve d’acqua.
Non piangerò. Non adesso.
La mia sofferenza ti farebbe male più del dolore che ti porta via.
«Hai mangiato?» riesci a sorridere, anche con gli occhi.
«Sì, mammina, tranquilla. Ho mangiato, ho fumato una sigaretta, fatto pipì. Non preoccuparti.»
«Sei stanca, amore. Perché non vai a casa a riposarti un po’?» non l’ho mai fatto, lo sai. Dalle tue prime operazioni, non sono mai andata a casa a riposare.
Penso che quello che ho a casa lo troverò domani, ma…

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Over the rainbow

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Questa settimana ci inoltriamo nel territorio impervio delle cover, brani famosi cantati (o semplicemente suonati) da artisti diversi da quello originale.
Le cover sono, sostanzialmente, di due tipi, quelle che ricercano l’assoluta fedeltà all’originale (basti pensare alle decine di tribute band più o meno ufficiali di questo o quel gruppo) e quelle che se ne distaccano, anche marcatamente e deliberatamente.
In questo caso credo sia più corretto parlare di “interpretazioni” (non di rado migliori dell’originale) piuttosto che di cover belle e buone.
Fatto questo preambolo, veniamo a parlare del brano che vi propongo questa settimana.
Mi rendo conto solo ora che per la seconda volta in due settimane attingo alla colonna sonora di un film: Il mago di Oz del 1939. Nella versione originale il brano è cantato da Judy Garland attrice, cantante e ballerina statunitense nonché madre di Liza Minnelli.
Sì, stiamo parlando di (somewhere) Over the raimbow, premiata nel 1981 con il Grammy Hall of Fame Award, eletta  dai discografici statunitensi miglior canzone del XX secolo e divenuta nel tempo  uno dei più grandi inni del movimento di liberazione omosessuale.

 

 

Carica di onorificenze, la canzone è stata ripresa da un numero industriale di altri cantanti fra i quali citiamo solo — facendo torto a decine di altri artisti di rilevanza mondiale — Ella Fitzgerald, i Deep Purple (http://www.youtube.com/watch?v=ouGEcIUVc-I ), Aretha Franklin,  Ray Charles, Rufus Wainwright, e la nostra Malika Ayane  ( http://www.youtube.com/watch?v=CgPBy23WbXE&feature=kp ).
Ma la versione che vi proponiamo ha in sé qualcosa di speciale: ascoltatela prima di proseguire oltre.

 

 

Il brano è cantato da Israel Kamakawiwo’ole (IZ per gli hawaiani) che si accompagna con l’ukulele.
Il video che vi proponiamo (100 milioni di visualizzazioni ) è relativo proprio alla cerimonia di dispersione delle sue ceneri nell’Oceano.
IZ, deceduto nel ’97 a 38 anni per una patologica forma di obesità, è quel gigante dalla voce angelica che compare in svariate inquadrature.
La sua interpretazione, affatto particolare, è stata sfruttatissima ai fini commerciali: incluso nelle colonne sonore di diversi film (Scoprendo Forrester, Vi presento Joe Black, 50 volte il primo bacio, Ritorno a Kavai)  in una puntata della serie tv ER, in una puntata di Scrubs, in una di Life on Mars, in una di Cold Case,  come sigla di Cose dell’altro Geo e come jingle di spot pubblicitari.

Ascoltare in maniera comparata questa versione con quelle di Dee della canzone come la Fitzgerald, la Franklin, la Streisand, la Vaugham, di straordinari crooners come Sinatra o Ray Charles, di interpreti sensibili come Wainwraight (che l’ha cantata con la Garland) – indipendentemente dall’impianto musicale adottato – fa comprendere di primo impatto, senza necessità di addentrarsi in pallosi dettagli tecnici, la forza racchiusa nella scarna esibizione di IZ.

Non c’è orchestra o voce divina che regga il confronto con la miscela creata da quelle quattro corde strimpellate e dalla voce profonda di questo gigante (mi ripeto, lo so, ma come lo volete definire uno che pesa 340 kg per 188 cm) che amava i bambini al di sopra di qualsiasi altra cosa e che ora può continuare a cantare “da qualche parte, oltre l’arcobaleno”.

 

Somewhere over the rainbow

Way up high

In the land that I heard of once

Once in a lullaby

Somewhere over the rainbow

Skies are blue

And the dreams

That you dare to dream

Really do come true

Someday I wish upon a star

And wake up where the clouds are far behind me

Where troubles melt like melon drops

Away above the chimney tops

That’s where you find me

Someday I wish upon a star

And wake up where the clouds are far behind me

Where troubles melt like lemon drops

Away above the chimney tops

That’s where you find me

Somewhere over the rainbow

Skies are blue

And the dreams

That you dare to dream

Really do come true

If happy little bluebirds fly

Above the rainbow, why

Oh, why can’t I?

                                                                                                                                 Vladimiro Merisi