Archivi categoria: Arte

A cura di Eleonora Beatrice Brusati di Settala

L’arte di ricoprire i libri

Standard

È stagione, ormai. Stagione di passare pomeriggi e serate a ricoprire senza posa montagne di libri scolastici.
Sei per la seconda elementare, sei per la terza.
Già, mica come ai nostri tempi: la cultura cresce, aumenta, lievita. E quindi riempie più libri.
Mentre ritaglio e piego quella dannata carta trasparente, e poi scotcio e etichetto, mi chiedo come farò quando i figli a scuola saranno tre, poi quattro, poi cinque, poi sei, e alle scuole medie i libri saranno almeno il doppio, e chissà a che età si impara a ricoprirsi i libri da soli (mio marito non è capace ancora adesso) e se non sarebbe il caso di iniziare da subito a insegnare ai bambini come si fa (Emanuele fa due anni domani, dopotutto potrebbe già cominciare…).
Mentre ricopro, ore e ore in cui non lesino di carta zigrinata, penso a quando i nostri genitori narravano orgogliosi che loro i libri li rivestivano due volte: carta da pacco sotto, plastica sopra.
Certo, forse era un bel po’ scomodo non vedere più la copertina, non sapere a colpo d’occhio di quale libro si trattava. Ma onore al merito per la cura che avevano dei libri. Ancora adesso, nei mercatini dell’usato, si trovano libri così, e sembrano nuovi.
Già, perchè ora della fine ricoprire un libro è un’atto di cura, quasi persino d’amore.
Io, ametto, quando ho comprato uno per volta gli Harry Potter, li ho ricoperti. Poi ho trovato loro un posto d’onore nella libreria in alto, lontano da mani indiscrete. Soprattutto quelle degli amici che si fanno sempre prestare dei libri e non te li ridanno per anni (quando va bene). E lo stesso ho fatto per gli “I love shpping” e per i libri della Bertola. Cappellino, sciarpetta, guanti: i libri che amo, li copro e li curo.
E così ci do dentro finchè non arrivo a contemplare soddisfatta la pila di libri nuovi e ben ricoperti.
Gli “Amici a Verdebosco” ora non avranno a temere nessuna goccia di succo di frutta che potrebbe finire sulla copertina durante l’intervallo. Non che provi chissà quale passione smodata per “Flipper, the frog”, il personaggio del sussidio didattico di inglese dei miei bambini, ma forse potrei insegnar loro a provarla.
Certo, niente a che vedere con Becky Bloomwood…

Teresa Sala
ncgrvqmbk1ms2pzz6s3

Annunci

Giuseppe Penone

Standard

Doverosa Premessa

Quando penso a cosa mi piace veramente dell’arte contemporanea, mi rispondo: il fatto che la stiano facendo ora, ieri, l’altro ieri. Il fatto che gli artisti siano vivi e vegeti, e interrogabili sul loro lavoro. Poi possono riempirti la testa di cazzate, ma sono lì. Non andiamo a interpretazione, non facciamo stime, non mettiamo all’artista parole in bocca che sono solo “ipotetiche”. Mi piace poter avere un dispositivo audio visivo dove poter trovare la risposta. Questo è quello che cerchiamo, nell’arte. Una risposta. E l’arte contemporanea me la può dare.

Toglietevi dalla testa quei cliché che la definiscono spazzatura. Alcuna lo è, altra no. Come qualunque tipo di arte di cui trattiamo, dalla letteratura al teatro. La maledizione dell’umanità è di non riuscire a comprendere l’epoca nella quale sta vivendo. L’epoca verrà compresa almeno una se non due epoche dopo. Viviamo costantemente alla ricerca della comprensione del passato. E ci perdiamo il presente.

Io ho deciso che non me lo voglio perdere, il presente. In tutto ciò che riguarda l’arte io dico sì al contemporaneo. E provo a condividere ciò che mi appassiona, le cose che secondo me non potete proprio perdervi. Ma senza annoiarvi troppo. Vorrei solo riuscire a stimolare la vostra curiosità.

Cosa non potete perdervi dell’arte contemporanea _1

 

Giuseppe Penone: “Alpi Marittime-Continuerà a crescere tranne che in quel punto”

76178OPERA DI  GIUSEPPE  PENONE

Giuseppe_penone_547x250

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni specie di albero un suono,
ogni giorno dell’albero un suono diverso.

(G. Penone)

 

Perché Giuseppe Penone?

Appartiene alla corrente definita “Arte Povera” , formata da un gruppo di artisti perlopiù torinesi.
È piemontese, come me. E l’ho scoperto a trent’anni.
Ho studiato in un Istituto d’Arte, e non ci crederete, ma il contemporaneo, ai miei tempi, si fermava alla Pop Art. Fatevi un asterisco, qui, che poi ci torno.
È vivo e vegeto, come sopra. Insegna in una Accademia di Belle Arti con i contro cazzi, a Parigi.

Perché “Alpi Marittime – Continuerà  a crescere tranne che in quel punto”?

Potrei parlarvi del suo giardino alla Venaria Reale. Sarebbe semplice, certo. Ma quello, ve lo dico, è da vedere. E se non lo avete visto, be’, non ne possiamo parlare. Quindi, fatevi un regalo e andate a visitarlo. Potrei parlarvi dell’esposizione alla Reggia di Versailles piuttosto recente, e quella se ve la siete persi è un casino. Potrei parlarvi di “In limine”, opera esposta permanentemente all’ingresso della GAM di Torino.
Invece no.
Invece vi porto nel 1968.
Nel 1968 Giuseppe Penone ha 21 anni.
Questa cosa è da brivido. Nel processo artistico contemporaneo è molto difficile per un artista trovare il “suo” percorso così presto.
Ma lui ha ventuno anni, e ci crede. Solo questo importa. Crede in quello che fa, ha un linguaggio dentro e una spinta che glielo tira fuori.
“Alpi Marittime” è una serie di opere dove Penone mette il suo corpo, e se stesso, in relazione con la natura. “Continuerà a crescere tranne che in quel punto” contiene un’azione. Dove però l’azione attiva, secondo le parole dell’artista, non è gestita da lui, ma dall’albero. La mano di bronzo, calco della mano dell’artista, circonda il tronco. L’albero continua a crescere tutto intorno alla mano di bronzo.

Perché mi piace?

In questa crescita intorno alla mano ci vedo molto del ricordo, e del dolore.
In quest’opera  l’albero mi insegna che la vita continua, che un impedimento esterno (la mano di bronzo a bloccarne il tronco) può essere superato. Mi insegna a imparare dalle disgrazie e uscirne più forti. Mi insegna a imparare dagli errori, miei o di altri.
Questa è la sua lezione, per me.
Ed è per questa lezione che mi piace.

 

 Eleonora Beatrice Brusati di Settala