Archivio mensile:marzo 2015

E sarai potente come un vulcano attivo

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Ok, riprendiamo le recensioni.
I figli crescono in età, grazia e numero, e i film di animazione per farli stare tranquilli qualche ora davanti al pc, ormai scarseggiano.
Ne han visti così tanti e così tante volte che siamo arrivati ai “due”, e in certi casi anche ai “tre”.
E qui ci sarebbe da sprecar caratteri a iosa, spazi esclusi.
Perchè, perchè… perchè nel novanta per cento dei casi i “due” sono di un livello che nemmeno sfiora i lacci delle scarpe dell’originale, nè in qualità immagini, nè in contenuto. Perchè in genere la trama si basa su “complicazioni” rosa, e perchè, orrore, spesso i bambini li preferiscono al primo.
Ma mi taccio. Mi lego le dita e non mi permetto di parlarne finchè non avrò recensito un universo abbastanza completo di film primi.

E allora andiamo in Cina.
Comico quanto basta per piacermi (ovvero un sacco), coraggioso e pieno di azione, il film di cui parlo è… Mulan.
(Ci siete cascati tutti, vero? Tranquilli, prima o poi ci arrivo a Kung Fu Panda. Uno dei pochi casi in cui il “due” è allo stesso magistrale livello del primo).

Mulan è, come quasi tutti i Disney, un musical. Le canzoni parlano, dipingono, esaltano. Senza non c’è film. Inutile mandare avanti il cursore quando parte un canto: ci si perderebbe tutto. E tutto il bello, perchè, vi assicuro, le canzoni sono fantastiche. Dipingono in modo persino comico (quando serve) la stora di questa ragazza che parte di nascosto al posto del padre malato, per far parte delle nuove reclute chiamate a difendere l’imperatore dall’invasione unna.
Qui vacillano le mie conoscenze di storia. Unni? Ma non erano i Mongoli? O Mongoli e Unni sono assimilabili? Mah. Un dubbio irrisolto.
Insomma, in compagnia di un drago formato tascabile, di un grillo che dovrebbe essere un insetto portafortuna, e del suo cavallo, Mulan entra a far parte (fingendosi maschio) in un assortimento di nuove reclute sfigatissime, che il comandante Shang cerca di addestrare per portare in battaglia con l’esercito.
Il comandante, l’avrete già capito, è un figone paura, pettorali da urlo e atti eroici inclusi.
E quel soldato maldestro chiamato Ping sente subito per lui quel tipico pizzicorino allo stomaco.
Gli Unni avanzano, sconfiggono l’esercito imperiale e presto si trovano a dover fronteggiare solo quel piccolo manipolo di reclute, unico ostacolo per entrare alla città imperiale.
Come copione vuole, proprio quando tutto sembra perduto, il soldato Ping salva la situazione: provoca una valanga, seppellisce l’esercito unno sotto un bel metro di neve e salva il bel fusto da morte certa. Tutto il gruppo lo festeggia vittorioso, ma lui è ferito. Al petto, ovvio.
Nessuna immagine scabrosa, uomini, mi dispiace. Ma la verità sul genere sessuale di Ping viene scoperta. La legge prevederebbe la pena di morte, ma il fustacchione, riconoscente per il salvataggio, gli (anzi, le) risparmia la vita. Il manipolo riparte verso la città imperiale e Mulan viene lasciata sola tra le montagne, con l’onta di essere donna.
Non finisce qui, gente. Il bello deve ancora arrivare. Ma non ve lo racconto.
Trama semplice, che però ha dentro tutta la tradizione cinese, così delicata e spirituale. Ha dentro tutta la volontà di una donna coraggiosa, e tutta la simpatia dei personaggi secondari: la nonna, il drago, i soldati sfigati…
Contiene un mondo intero, che sta tutto lì, in quell’ottantina di minuti. Troppo pochi.
Grande e bella, Mulan! E vi sfido a non far scendere neppure una lacrimuccia.

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