Archivio mensile:settembre 2014

L’arte di ricoprire i libri

Standard

È stagione, ormai. Stagione di passare pomeriggi e serate a ricoprire senza posa montagne di libri scolastici.
Sei per la seconda elementare, sei per la terza.
Già, mica come ai nostri tempi: la cultura cresce, aumenta, lievita. E quindi riempie più libri.
Mentre ritaglio e piego quella dannata carta trasparente, e poi scotcio e etichetto, mi chiedo come farò quando i figli a scuola saranno tre, poi quattro, poi cinque, poi sei, e alle scuole medie i libri saranno almeno il doppio, e chissà a che età si impara a ricoprirsi i libri da soli (mio marito non è capace ancora adesso) e se non sarebbe il caso di iniziare da subito a insegnare ai bambini come si fa (Emanuele fa due anni domani, dopotutto potrebbe già cominciare…).
Mentre ricopro, ore e ore in cui non lesino di carta zigrinata, penso a quando i nostri genitori narravano orgogliosi che loro i libri li rivestivano due volte: carta da pacco sotto, plastica sopra.
Certo, forse era un bel po’ scomodo non vedere più la copertina, non sapere a colpo d’occhio di quale libro si trattava. Ma onore al merito per la cura che avevano dei libri. Ancora adesso, nei mercatini dell’usato, si trovano libri così, e sembrano nuovi.
Già, perchè ora della fine ricoprire un libro è un’atto di cura, quasi persino d’amore.
Io, ametto, quando ho comprato uno per volta gli Harry Potter, li ho ricoperti. Poi ho trovato loro un posto d’onore nella libreria in alto, lontano da mani indiscrete. Soprattutto quelle degli amici che si fanno sempre prestare dei libri e non te li ridanno per anni (quando va bene). E lo stesso ho fatto per gli “I love shpping” e per i libri della Bertola. Cappellino, sciarpetta, guanti: i libri che amo, li copro e li curo.
E così ci do dentro finchè non arrivo a contemplare soddisfatta la pila di libri nuovi e ben ricoperti.
Gli “Amici a Verdebosco” ora non avranno a temere nessuna goccia di succo di frutta che potrebbe finire sulla copertina durante l’intervallo. Non che provi chissà quale passione smodata per “Flipper, the frog”, il personaggio del sussidio didattico di inglese dei miei bambini, ma forse potrei insegnar loro a provarla.
Certo, niente a che vedere con Becky Bloomwood…

Teresa Sala
ncgrvqmbk1ms2pzz6s3

Annunci

GOD HELP THE INDIE MOVIES

Standard
Perle che in sala, in Italia, non sono mai arrivate e probabilmente mai arriveranno. Inediti che non passano neppure sotto forma di altri circuiti: tv pubblica o privata, home-video, noleggio o vendita. Niente, questi film sono letteralmente invisibili, perché nessuno li vuole “comprare” (probabilmente prospettando basse vendite o perché completamente sconosciuti). Ma la visione, grazie alle nuove tecnologie, non è impossibile. Nell’era della disinformazione generale sul cinema del qualunquismo (conosciamo solo ciò che vogliono farci conoscere), le nuove tecnologie ci danno la possibilità di riscoprirle o proprio scoprirle.

Un film indipendente, o indie, è un film prodotto senza l’intervento di una grande casa di produzione, anche chiamate Major. Le caratteristiche principali di questi film sono essenzialmente due: il basso costo e la completa libertà espressiva lasciata al regista, cosa questa che solitamente spaventa i grandi studi, che preferiscono evitare i film sperimentali per concentrarsi su progetti più sicuri e remunerativi. Inoltre, difficilmente uno studio affida un film del costo di svariati milioni di dollari ad un regista esordiente, specie se ha intenzione di utilizzare attori sconosciuti. (Da Wikipedia).

Nel 2009 Stuard Murdoch, affiancato dalla cantante irlandese Catherine Ireton e supportato dagli altri membri dei Belle e Sebastian e da un’orchestra di 45 elementi diretta da Rick Wentworth, pubblica un disco solista chiamato God Help the Girl.
Ma il signor Murdoch aveva già pensato a quell’album come un concept che si sarebbe trasformato in film. Finalmente ci è riuscito! Protagonisti Emily Browning (altrimenta detta da me la reginetta dei film indie), il cantautore della giovane band Years & Years, Olly Alexander e l’adorabile (con una voce alquanto fastidiosa) Hannah Murray (che alcuni di voi potranno già conoscere per aver interpretato Cassie in Skins o Gilly in Game of Thrones).

Eve (la Browning) scappa dall’ospedale per malattie mentali e dell’alimentazione di Glasgow per infiltrarsi nei club dove suonano band emergenti. Lì incontra James (Alexander) occhialuto nerd e bagnino della piscina di Glasgow che la invita a stare da lui dopo essersi preso una clamorosa cotta. Insieme alla ricca e svampita Cassie (la Murray), desiderosa di imparare a suonare e scrivere canzoni, decidono di formare una band senza nome e di arruolare atri musicisti.

La trama si potrebbe risolvere in un “tutto qui”? Ma l’essenza questa piccola, “rozza, e “granulosa” “opera musicale”, vincitrice di un premio al Sundance Film Festival, si rivela nelle canzoni che accompagnano il film. Il nostalgico Murdoch prende ispirazione da film degli anni ’80 come The Breakfast Club e dalla musica indie scozzese. Semplice e naif si riduce tutto a questo. Amabile, fragile.

                 Erika Marzano

Il cinema irlandese

Standard

Ormai sarà diventata proverbiale la mia passione per l’Irlanda, chiunque conosca me, Erika, mi associa direttamente a quella nazione. Non passa giorno che non affronti temi riguardanti storia, folklore, letteratura, situazione politica e altro di questa straordinaria nazione. Nell’ultimo periodo ho rincarato la dose dedicandomi anche a un’altra mia passione, il cinema, per unire le due cose.

Ho deciso di portarvi nell’Isola di smeraldo attraverso un piccolo dossier di film da me visti nell’ultimo periodo. Sono certa che pochi di voi conoscano il cinema irlandese, nonostante esso non abbia assolutamente nulla da invidiare alla produzione e potenza cinematografia del Regno Unito e degli Stati Uniti.

La prima proiezione cinematografica in Irlanda risale al 1896, a Dublino e il primo cinema è stato aperto, niente di meno che da James Joyce nel 1909, si chiamava il cinema Volta. Lo scrittore era anche responsabile della programmazione.
Per parlare del cinema irlandese è davvero impossibile non parlare della storia del paese: la lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, iniziata nel 1916 sotto la guida di Michael Collins (fondatore dell’esercito irlandese IRA – Irish Republican Army), portò al trattato del 1921, che sanciva la costituzione dello Stato libero d’Irlanda (dall’aprile 1949 Repubblica d’Irlanda), con l’esclusione però delle sei contee dell’Ulster, rimaste alla Gran Bretagna. Ne derivò nel 1922 una guerra civile tra le forze politiche che avevano firmato il trattato e gli indipendentisti che non accettavano la divisione dell’isola. Le rivendicazioni della minoranza cattolica dell’Ulster proseguirono anche in seguito, generando una guerra civile sanguinosa, contrassegnata da momenti di altissima tensione.
Il 6 dicembre del 1923, dopo una lotta all’ultimo sangue, i due Paesi s’impegnarono a firmare il trattato di pace, proclamando l’indipendenza di ventotto contee irlandesi che formarono lo Stato Libero d’Irlanda. Purtroppo altre sei contee del nord est rimasero sotto il dominio britannico. La firma del trattato di Pace, a queste condizioni portò a una spaccatura del movimento repubblicano, una a favore del mantenimento della posizione strategica irlandese all’interno dell’impero britannico, l’altra a favore della totale indipendenza dello Stato irlandese. Si crearono così due gruppi politici che poi evolsero nei due principali partiti irlandesi: Fine Gael (conservatori) e Fianna Fail (repubblicani).
Nel 1981 aprì il primo Ente di Stato per la cinematografia, l’Irish Film Board e una conseguenza immediata di questo fu l’emergere di una generazione di cineasti indipendenti che cominciarono a guardare con occhio critico la storia, la società, la religione e la cultura del loro Paese.

Ancora oggi ben poco si conosce del cinema irlandese, delle sue origini e soprattutto delle difficoltà che questa importante cinematografia ha dovuto affrontare per emergere e trovare una sua autonomia.
Gli anni 90 sono caratterizzati dal successo a livello internazionale di registi, film e attori che trattarono il tema: IRLANDA.

Vi presenterò ora la mia personale top 10 film irlandesi che aiuteranno a capire e carpire meglio lo spirito di una nazione e del suo popolo.

10. L’AGENDA NASCOSTA (1990) di Ken Loach, con Frances McDormand e Brian Cox. Vincitore del premio della giuria al 43º festival di Cannes.
Belfast, Irlanda del Nord, primi anni ottanta. Due attivisti americani, l’avvocato Paul Sullivan e la fidanzata Ingrid Jessner, stanno raccogliendo testimonianze sulle presunte violazioni dei diritti civili compiute dalla polizia inglese nei confronti di cittadini sospettati di appartenere all’IRA, l’esercito irredentista irlandese. Mentre sta guidando in compagnia di un simpatizzante dell’IRA e di una registrazione contenente una testimonianza di tali abusi, Paul viene ucciso dalla polizia inglese. Nei rapporti ufficiali Paul viene indicato come complice dell’IRA ma Ingrid vuole far luce sull’accaduto.
Sebbene fittizio, il film è ispirato all’inchiesta relativa alla presunta politica “shoot to kill” (“sparare per uccidere”) adottata dalla polizia nord irlandese (Royal Ulster Constabulary) negli anni in cui la pellicola è ambientata.

09. BREAKFAST ON PLUTO (2005) di Neil Jordan, con Cilian Murphy e Liam Neeson

Abbandonato appena dopo la nascita davanti alla porta di un parroco di campagna, un bambino viene affidato alle cure della perpetua di quest’ultimo. Cresciuto nell’Irlanda degli anni sessanta, Patrick Braden scopre presto le sue tendenze transessuali. Il gruppo di amici da lui frequentato è composto da un ragazzo down, un’africana e un militante dell’IRA. Alla ricerca della madre, Patrick comincia un viaggio attraverso episodi fondamentali della Guerra civile irlandese e attraverso se stesso.

08. IL MIO PIEDE SINISTRO (1989) di Jim Sheridan, con Daniel Day Lewis.

Tratto dall’omonimo libro che racconta la vita incredibile di Christy Brown, scrittore e pittore irlandese, nato con un handicap fisico quasi totale: l’unica parte del corpo di cui possiede ogni funzione è il piede sinistro.
Il film è interpretato dal pluripremiato Daniel Day Lewis, che per l’occasione ha voluto imparare a scrivere con l’estremità del piede. L’interpretazione gli varrà il suo primo Oscar come miglior attore protagonista.
Christy Brown, tredicesimo figlio di famiglia operaia e paraplegico, riesce progressivamente a controllare il piede sinistro e a utilizzarlo per diventare un apprezzato pittore e scrittore. Sostenuto amorevolmente dalla famiglia e soprattutto dalla madre, Christy diventerà una persona rispettata da tutti e riuscirà a convolare a nozze con la sua infermiera.

07. GANGS OF NEW YORK (2002) di Martin Scorsese con Daniel Day Lewis, Leonardo DiCaprio, Cameron Diaz, Liam Neeson

Nel 1846, il degradato quartiere dei Five Points a New York è teatro di violente competizioni tra bande criminali che intendono assicurarsi il dominio del territorio. Padre Vallon, capo della potente banda dei Conigli morti, saluta il figlio Amsterdam prima di scendere nel campo di battaglia. A contendere il primato dei Conigli morti ci sono i Nativi, banda altrettanto potente guidati dal temibile William Cutting detto Bill il Macellaio a causa della sua ferocia. Durante la sanguinosa battaglia Bill il Macellaio riesce a sconfiggere ed uccidere il rivale, ponendo fine alla guerra e sancendo la definitiva supremazia dei Nativi nel quartiere. Il piccolo Amsterdam viene mandato in riformatorio. Raggiunta la maggiore età ed uscito quindi dal riformatorio in cui era stato rinchiuso, il giovane Amsterdam fa ritorno nel quartiere con l’intenzione di vendicarsi di Bill il macellaio, diventato capo indiscusso della malavita nei Five points e della gang dei Nativi.
Pur non essendo ambientato in Irlanda, il film tratta dell’emigrazione degli irlandesi dovuta alla carestia della patata. È interessante come Daniel Day Lewis interpreti un anti-irlandesi.

06. THE FIELD (1990) di Jim Sheridan con Richard Harris, John Hurt e Sean Bean
Basato sul dramma teatrale The Field di John B. Keane.
Il film è valso a Richard Harris la sua seconda e ultima candidatura all’Oscar al miglior attore.
La famiglia di “Bull” McCabe ha lavorato faticosamente per generazioni un pezzo di terra, trasformandolo in un pascolo per vacche. Ma quel pezzo di terra non è suo, ed un giorno la vedova che lo possiede decide di metterlo all’asta.
Il piccolo villaggio irlandese è tutto dalla parte di Bull ma, proprio quando è sicuro di vincere, viene battuto da un facoltoso americano. Bull tenta inizialmente di convincere l’americano a desistere, ma poi perde la testa e la sua ossessione lo porterà alla tragedia.

05. THE BOXER (1997) di Jim Sheridan con Daniel Day Lewis e Emily Watson
Dopo aver scontato 14 anni di carcere, Danny Flynn, ex membro dell’I.R.A., torna a Belfast per incontrare la donna che ha sempre amato Maggie. Ma la donna nel corso degli anni si è rifatta una vita, sposando il migliore amico di Danny. Così Danny sfoga le sue frustrazioni passando il suo tempo sui ring, mettendo tutte le proprie energie nella boxe. Ma ben presto la passione torna a travolgere Danny e Maggie, che non hanno mai smesso di amarsi, ma la cosa non è ben vista dalla famiglia di lei, appartenente all’I.R.A.

04. MICHAEL COLLINS (1996) di Neil Jordan con Liam Neeson, Julia Roberts e Alan Rickman
Il film vinse il Leone d’Oro al miglior film alla 53ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e Liam Neeson si aggiudicò la Coppa Volpi.
Il film riprende la storia, romanzandola, della nascita della Repubblica d’Irlanda. Un gruppo di giovani oppositori, di cui Michael Collins è il capo militare, compie azioni di resistenza contro il governo inglese in Irlanda. A capo della parte politica c’è De Valera, un politico di professione che tratta con gli inglesi per ottenere un riconoscimento che faccia cessare l’occupazione militare.
Dopo alterne fortune e attentati sanguinosi, a cui fanno riscontro reazioni altrettanto cruente, gli inglesi concedono l’inizio di una trattativa a Londra a cui viene mandata una delegazione con a capo Collins. Dopo molti e inutili tentativi Collins è costretto ad accettare un accordo con cui si stabilisce il riconoscimento dell’autonomia dell’Irlanda, però senza l’Irlanda del Nord, rinunciando alla repubblica ma con il giuramento di fedeltà al Re d’Inghilterra.
La fazione facente capo a De Valera in Parlamento perde per sette voti e ritira i suoi rappresentanti dando inizio così ad una guerra civile a cui Collins cerca in tutti i modi di opporsi.

03. HUNGER (2008) di Steve McQueen con Michael Fassbender, Liam Cunningham

Il film ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh in Irlanda del Nord. Protagonista è Bobby Sands, membro del parlamento inglese appartenente alla Provisional IRA, che per ottenere il riconoscimento di prigionieri politici per i membri dell’IRA, organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita insieme ad altri 23 prigionieri (gli Hunger Striker). Parzialmente tratto dalla autobiografia di Bobby Sands che egli stesso scrisse in prigione su pezzi di carta igienica “Un giorno della mia vita”.

02. IL VENTO CHE ACCAREZZA L’ERBA (2006) di Ken Loach, con Cilian Murphy, Liam Cunningham, Padraic Delaney

Vincitore della Palma d’oro al 59º Festival di Cannes.
Damien O’Donovan è un giovane medico in procinto di lasciare l’Irlanda per lavorare in un ospedale di Londra. Suo fratello Teddy comanda la locale colonna dell’Irish Republican Army. Durante un controllo dell’esercito britannico, Damien è testimone del pestaggio mortale ai danni del suo amico Micheál Ó Súilleabháin che si era rifiutato di dichiarare il suo nome in Inglese. I suoi amici, alla luce dei fatti avvenuti, cercano di convincere invano Damien a rimanere in Irlanda e lottare per l’indipendenza, ma Damien resta convinto che sconfiggere l’esercito inglese è impossibile, soprattutto per l’inferiorità numerica dell’IRA.
Mentre attende il treno per partire verso Londra assiste ad sopruso da parte degli inglesi che lo convincerà a restare e a combattere per l’indipendenza.
Per certi versi tratta lo stesso tema di Michael Collins, dal punto di vista della gente comune.
Il titolo originale The Wind That Shakes The Barley (“il vento che scuote l’orzo”) si riferisce ad un verso di una canzone del XIX secolo di Robert Dwyer Joyce.

01. NEL NOME DEL PADRE (1993) di Jim Sheridan con Daniel Day Lewis, Emma Thompson e Pete Posthletweite.

Vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1994. È tratto dal romanzo autobiografico Proved Innocent di Gerry Conlon, uno dei Guildford Four (tre ragazzi nordirlandesi e una ragazza inglese accusati di aver provocato un’esplosione in un pub di Guildford, oltre ad altri reati). Il film è stato candidato a ben sette premi Oscar nel 1994, senza però aggiudicarsene alcuno.
Nel 1974, un pub di Guildford è teatro di un attentato terroristico, attribuito all’IRA. Con il sostegno di prove debolissime, quando non addirittura inventate, dell’atto criminoso vengono incolpati Gerry Conlon e tre amici di Gerry, Paul Hill, Paddy Armstrong e Carole Richardson (i Guidford Four), oltre al padre di Gerry, Giuseppe Conlon e a un’intera famiglia di parenti di Gerry che sconteranno 15 anni di carcere da innocenti.
Il film mette in luce la durezza della cosiddetta legislazione d’emergenza approvata nel Regno Unito tra il 1973 e il 1974 (Emergency Provisions Act – EPA e Prevention of Terrorism Act – PTA), che, sull’onda del crescente pericolo del terrorismo nordirlandese, arrivò a prevedere l’istituzione di tribunali speciali competenti in materia, le Diplock Courts, l’ampliamento dei poteri di arresto e di perquisizione in capo alla polizia, il prolungamento del fermo di polizia sino a sette giorni senza l’obbligo di fornire alcuna giustificazione da parte dell’autorità giudiziaria, la presunzione di colpevolezza nel caso di possesso illegale di armi e l’accettazione di testimonianze senza possibilità di interrogatori o confronti, la possibilità di limitare, con provvedimento del Ministro degli Interni o del Segretario di Stato per il Nord Irlanda, la libertà di spostamento nel territorio del Regno Unito.

Film del calibro di The Magdalene Sisters e Philomena oggi sono alla portata e alla conoscenza di tutti, nonché vincitori di premi a livello internazionale. Che sia con grandi produzioni o film indipendenti dopo la lunga fatica fatta per emergere, il cinema irlandese è più o meno riuscito a mirare all’obiettivo più ambizioso: raggiungere il vasto pubblico, mantenendo al tempo stesso le proprie caratteristiche artistiche e culturali.

VIDEO –

Vingardium levioooosa – Harry Potter e la pietra filosofale

Standard

Viene il momento nella vita di una mamma in cui si sente che l’ora è arrivata.
L’ora, per le bambine più grandi, di essere iniziate al favoloso universo di Harry Potter.
E così, un pomeriggio in cui erano presenti solo loro, ho deciso che era il momento di vedere il primo film della serie.

Non che sia un’appassionata dei film di HP, anzi. È stata la premessa a un momento molto più denso: il momento per iniziare, la sera, a leggere ad alta voce il primo libro. Come quando, ero in terza elementare, mia madre mi leggeva “Lo Hobbit” come fiaba della buona notte. Per ora siamo al terzo capitolo, con effetti magici anche per quello che riguarda il sonno dei più piccini.
Con Harry si vola. Con la mente, con la scopa e con quel desiderio di fare di più, di sognare più in grande.
Ma come fa a piacergli uno sport dove c’è una palla sola?” dice Ron perplesso, a proposito del poster della squadra di calcio del compagno di dormitorio (nello sport dei maghi ce ne sono quattro, di palle).
Si sale su, su e ancora su, verso una vita che è piena di magia, di sapore, di avventura per quello in cui fermamente si crede.
Bene, confesso che io la serie completa l’ho letta almeno cinque volte. E ci sono momenti della vita in cui vorrei solo rifugiarmici dentro e rileggerla tutta da capo, intera, un libro via l’altro, per farne ancora indigestione.
Sono migliaia gli aspetti strepitosi di HP. L’amicizia totale da vero e proprio gioco di squadra, il bisogno di spendersi per ciò che è giusto, e l’avere nelle mani la propria vita.
La Rowling ha sempre detto di non avere mai avuto grosse pretese di morale nello scrivere HP. Be’, chissà se le avesse avute, cosa ne sarebbe uscito…

«Vingardium leviooosa», con un grazioso movimento del polso, agitando la bacchetta.

E stiamo già levitando in aria, grazie alla scrittura semplice e sapiente di una grande autrice.
Visto? Se questa non è magia…

Teresa Sala