Archivio mensile:luglio 2014

Alex il leone – Madagascar

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Alex il leone – Madagascar
(per rimanere in tema con il concorso letterario “zodiaco – il leone”)

Innanzi tutto posso affermare a la testa alta che di questo film HO IL DVD. Già.
Stupiti, eh?
Mica l’ho comprato, infatti. L’ho preso coi punti Esselunga.
(Catalogo 2006/2007. Punti decisamente ben spesi.)
Quattro animali amici tra loro, una zebra, un ippopotamo, una giraffa e un leone, abituati alla cattività dello zoo di New York City, si trovano a uscire dallo zoo, soprattutto per volontà di Marty la zebra. Quando vengono ripresi, gli animalisti hanno la meglio e i quattro vengono spediti nel loro continente natale, l’Africa. Ovviamente questo contraria molto gli animali, soprattutto Melman la giraffa (ipocondrico all’ennesima potenza) e Alex il leone (abituato a bistecche e trattamenti di bellezza).

Anche i pinguini dello stesso zoo sono riusciti a scappare, e dirottano la nave verso il polo sud. Nella manovra perdono le casse in cui stanno i quattro amici, che sbarcano sulle coste del Madagascar.
Un film esilarante, in ogni ambientazione: dallo zoo alla foresta del Madagascar, tra fossa e lemuri.
Ogni animale è caratterizzato magistralmente, pinguini in primis, ma anche le scimmie, e soprattutto i mitici lemuri con il loro re Julien, demenziale e incredibilemete divertente.
Un film di genio strepitoso, una parodia tra la città e la natura, con l’amicizia che trionfa su ogni istinto selvaggio, compreso quello della fame. Un insegnamento, insomma, seppur molto velato, anche a noi “sapiens”.

E ora… a bailar!

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Pollon

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Pollon

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Una mia amica al liceo ironizzava dicendo: “Con Lady Oscar si ripassa la Rivoluzione Francese, con Pollon la mitologia greca”.

E oggi si ripassa la seconda.

Pollon è la figlia di Apollo, sempre assonnato dio del sole che prima o poi non sorgerà a causa della sua pigrizia, che desidera diventare dea. Nonno Zeus le regala un salvadanaio magico a forma di trono nel quale metterà una moneta d’oro ad ogni buona azione perpetrata dalla nipotina. Quando il trono sarà divenuto tanto grande da sederci, Pollon sarà una dea. Potrà contare sui consigli della Dea delle dee, che contatta grazie a un fermaglio a forma di farfalla, e l’amicizia del fido Eros, figlio brutto della dea Venere, con cui va in cerca di buone azioni da compiere.

Accanto a loro tanti personaggi della mitologia greca, con caratteristiche verosimili ma rivisitate in modo divertente, per narrare le storie più conosciute, come Narciso e re Mida. Quest’ultima memorabile per la canzoncina- sfottò  ‘ … il re Mida ha le orecchie d’asino, il re Mida ha le orecchie d’asino!’. Di certo, non paragonabile a ‘Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria. Se lo annusi o lo respiri ti dà subito l’allegria!’, di cui da adulta ho dato molteplici interpretazioni.

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Questo fortunato manga giapponese di Azuma Hideo, edito in versione stampata nel 1977, è diventato popolare in Italia perché fu trasmesso tra il 1982 e il 1983 durante Bim bum bam in 46 episodi. Inutile dire che ha accompagnato tanti bambini nei loro pomeriggi, compresa la sottoscritta (che sovente negli anni del liceo si alzava presto per vederlo su Italia 1!).

I punti di forza del cartone animato Pollon sono l’allegria e l’umorismo, la leggerezza con cui sono narrate le storie – senza parlare del disegno vecchia scuola che adoro. Oltre che la famiglia un po’ strampalata della futura dea, grande combina guai. Con nonno Zeus amante delle donne e nonna Era che lo scova e lo punisce, zio Posidone altissimo e Venere bellissima, sempre alle prese con creme e simili, un narratore sagace metà uomo e metà insetto, con il copricapo a pennino.

 

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Per chi non avesse visto la fine, svelo che Pollon riesce a diventare una dea con la sua ultima fatica. Riesce a rimettere nel vaso di Pandora tutti i mostri fuoriusciti grazie alla speranza, unica cosa rimasta dentro. La Dea delle dee, già Dea della speranza,  in segno di riconoscenza per aver salvato la Terra le cede il titolo. Bel finale, no?

 

 

 

 

Ylenia Pettinelli

I believe I can fly – L’era glaciale 2, 3 e 4

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Sono pochi i film i cui seguiti non siano deludenti. L’Era Glaciale, opinione condivisa con tutte le mie amiche mamme, è uno di quelli. Be’, è inutile dire che ce li passiamo in chiavetta, o ci prestiamo gli hard disk esterni, ma il motto è sempre “devi assolutamente vederlo, fa pisciare dal ridere”.
Lo mettiamo ai bambini come film pomeridiano, ma sappiamo benissimo che è una scusa. Il bello, il gusto pieno, è tutto per noi.
L’Era Glaciale 2, il disgelo: il luogo dove vivono i nostri animali (Manny il mammut, Sid il bradipo e Diego la tigre zannuta, insieme a molti altri) si scopre che improvvisamente è in pericolo di inondazione, a causa del disgelo del ghiaccio che fa da immensa diga. Parte un esodo collettivo verso un’ipotetica barca in fondo alla valle, che potrà salvare tutti.
Nel cammino Manny, preoccupato di essere l’ultimo mammut, incontra Ellie, una mammut che si crede opossum, e i suoi due fratelli (opossum, appunto). Riuscirà Manny a convincere Ellie a “salvare la specie”?

Il fatto che nell'”Era Glaciale 3, l’alba dei dinosauri” Ellie sia incinta ci dà già un buon indizio sulla risposta. Qui è Sid a essere il vero protagonista, perchè sotto lo strato di ghiaccio trova tre grosse uova a cui cerca di fare da mamma.

Peccato che arrivi la vera mamma, un grosso t-rex, a riprendersi i piccoli. E si prende anche Sid. Lo strano branco fatto da due mammut, due opossum e una tigre, scendono in quindi in un mondo appena sotterraneo dove i dinosauri vivono ancora, per cercare di salvare Sid, con l’aiuto di un furetto, Buck. Ce la faranno?

Ovvio che non vi do la risposta, ma potrebbe aiutarvi il fatto che nell'”Era Glaciale 4, continenti alla deriva”, Sid sia vivo, vegeto e fastidioso come al solito. Qui Manny è alle prese con una figlia adolescente e innamorata ed è Diego a conoscere finalmente una tigre femmina. Il tutto mentre i continenti vengono separati dagli oceani.

Immancabile e perfetta la solita cornice dello scoiattolino preistorico, personaggio sempre muto ma con una grande mimica corporea, che, con la sua ghianda, è il vero responsabile di inondazioni e catastrofi, derive di continenti ed eruzioni vulcaniche, ma anche di qualche lieto fine.

L’era glaciale

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“Tu sei imbarazzante per la natura, lo sai?” (Manny a Sid) – L’Era Glaciale

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Per i bambini è divertente, per gli adulti è lo stupore di fronte al genio puro.
Una carovana di animali, assolutamente consapevoli e onniscienti in materia di zoologia, geografia, storia delle specie e teorie evolutive, tentano di scappare alla glaciazione migrando verso sud. Solo un mammut (Manfred, subito ribattezzato Manny) procede controcorrente. A lui subito si aggrega un bradipo (Sid), un pasticcione sfigatissimo ma buonissimo, abbandonato dai suoi stessi simili che volevano disfarsi di lui. I due, per caso, si trovano a doversi prendere cura di un bambino il cui “branco” è stato attaccato dalle tigri. Una di queste tigri in particolare (Diego) è stata incaricata dal suo branco di portare il bambino, e allora si infila nel gruppo con l’intenzione di rubare il piccolo e condurre in trappola anche il mammut.
Nella finzione di far parte del trio di amici, però, qualcosa va storto. La finzione diventerà realtà.
A tutto fa da contorno uno scoiattolino preistorico con la sua ghianda, col potere immenso di far succedere le ere l’una all’altra, causare glaciazioni o disgeli, eruttare vulcani.
Il film è un susseguirsi di battute sagaci che non perdono mai, mai, tono. I personaggi sono caratterizzati in modo eccezionale, fino al surreale, senza però cadere nella banalità.
Persino gli animali secondari, come i rinoceronti, gli ippopotami, gli armadilli, i dodo (per non parlare degli opossum, ma quelli arrivano solo nel secondo film), sono esilaranti.
Si ha l’impressione di aver davanti dei creatori geniali, che da alcuni eventi storico-geografico-evolutivi, han fatto un film degno dell’oscar numero due come “miglior film d’animazione” 2003 (prima di allora l’oscar era stato vinto solo da Shrek).
E che dire di Sid. Sid, quel bradipo sfigato ma talmente buono da far da amalgama all’amicizia più strana che potesse mai succedere. Ogni volta che apre bocca fa tenere la pancia dalle risate. Ma è anche in grado di commuovere, come solo i fiduciosi sanno fare.

Citazioni:
“Se si trova la compagna della vita bisogna esserle fedeli. Nel tuo caso, grati.” (Manny a Sid)
“Sei troppo in basso nella catena alimentare per fare lo sbruffone” (Diego a Sid)
“Sono troppo pigro per portare rancore” (Sid)

Modificato da ti-s – 9/7/2014, 21:23

Holly e Benji

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Basta poco per rievocare un ricordo.
A me quattro battute, quel Nanananana e mi ritrovo bambina, davanti a un Telfunken con un mottino in mano a guardare i miei beniamini.
L’orologio segna le quattro e, dopo la sigla di Bim Bum Bam, ci sono loro, Holly e Benji.
La storia è questa. Oliver Hutton e Benjamin Price sono due ragazzi amanti del calcio che sognano di diventare grandi professionisti e vincere il campionato del mondo, Holly come attaccante, Benji come portiere. Iniziano come rivali, sfidandosi nella partita Newppy – di capitan Holly – contro Saint Francis, capitanata da Benji. La partita finirà in pareggio, ma, grazie alla bravura di Holly, Benji perderà il primato di imbattibilità.
E da quel match inizierà la loro amicizia.
Con questo anime giapponese, targato 1983, sono cresciute almeno un paio di generazioni di ragazzi.
La sua bellezza, oltre che nel disegno manuale (sono una romantica, scusate ma la tecnologia ha tolto impatto e umanità ai disegni di nuova generazione), è nella capacità di coinvolgimento. Perché i bravi sceneggiatori non hanno creato solo la storia tra i due rivali divenuti amici, ma un mondo che ruota attorno al campionato di calcio studentesco, al quale partecipano vari ragazzi, di diversa estrazione sociale, ognuno con la sua storia e le sue caratteristiche.
Ci sono Julian Ross, capitano cardiopatico della Mambo, Mark Lenders, grintoso e rabbioso capitano della Toho, Philip Callaghan, volitivo capitano della Fly, come dimenticare i gemelli Derrick con i loro dentoni sporgenti e la catapulta infernale?
Insieme a loro altri personaggi collaterali, divertenti e allegri, come la sfegatata fan di Holly, Patty, o il suo compagno di squadra Tom, valido centravanti.
Quattro battute della sigla e sento la palla al piede e la voglia di correre a perdifiato.

                                                                  Ylenia Pettinelli

Questa è Berk – Dragon trainer

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«Questa è Berk. È 12 giorni a nord di disperazione e pochi gradi a sud di morire di freddo. Si trova esattamente sul meridiano della miseria. Il mio villaggio, in una parola: solido, ed è qui da 7 generazioni, ma ogni singola costruzione è nuova. Abbiamo la pesca, la caccia e un incantevole vista del tramonto, l’unico problema sono le infestazioni: in molti posti hanno topi, zanzare, noi abbiamo… i draghi!» Quando i bambini litigano perchè non riescono a mettersi d’accordo su che film vedere, interviene la loro mamma, autorevole, equilibrata e ferma. E dirime la lite con la ormai celeberrima frasetta: «Decido io». Immediata la protesta: «Nooo mamma! Tu ci metti sempre Dragon Trainer…». E certo: un meraviglioso film d’animazione e d’azione per cui, purtroppo, i miei bambini non hanno ancora raggiunto “l’età”. Io sì, però. Ambientato in un’isola Vikinga (Berk) nel freddo mare del Nord, Dragon Trainer è la straordinaria storia di un ragazzino (Hiccup) un po’ sfigato, piccolo e debole, tra l’altro figlio del capo, che non riesce a essere all’altezza delle aspettative del suo popolo e di suo padre. Ovvio, l’isola in questione è infestata dai draghi. Tutta la vita del villaggio si basa sulla lotta contro queste bestie, ma lui non è capace di combatterle. Eppure è acuto, intelligente e ironico. Riesce con un’arma di sua invenzione e una buona dose di fortuna a catturare un esemplare del più tremendo dei draghi: una Furia Buia. Ma non riesce ad avere il coraggio di ucciderlo. Eppure di coraggio ne ha da vendere, perchè ingaggia un percorso di conoscenza e di reciprocità con questa Furia Buia (Sdentato) che lo porteranno praticamente ad addomesticarlo. Sdentato, a causa della cattura, è ferito alla coda, cosa che non gli permette più di volare. Hiccup riesce a ricostruire il pezzo mancante e a comandarlo cavalcandolo. Sdentato con Hiccup sul dorso può di nuovo volare. Nel corso di addestramento antidrago a cui ogni ragazzo del villaggio partecipa, Hiccup si ritrova a essere il migliore del gruppo (bellissime e ben caricaturizzate le figure degli altri ragazzini), perchè capisce come trattare i draghi, che trucchi usare per farli addormentare e come farli indietreggiare con il semplice odore dell’anguilla affumicata. Il patatrack avviene quando si guadagna, come migliore del corso, il diritto-dovere di esibirsi pubblicamente nell’uccisione di un drago. Il villaggio non è d’accordo sui suoi metodi “buoni” e ne viene fuori un finimondo. Non vi svelo come va a finire, ma garantisco che è un film che fa venir voglia di volare, in tutti i sensi. E non solo nello spettacolare cielo di Berk, dentro e fuori dalle aurore boreali… Di casa Dream Works, ha una splendida colonna sonora da brivido, ma nessuna canzone da musical (come la maggior parte dell’animazione Disney). E, come è proprio di casa Dreamworks, è adatto a un target di bambini già intorno ai dieci anni. Resta un film per ragazzi senza pretese: non ha tutta quell’ironia e intelligenza sottile che caratterizza l’Era Glaciale, o Shrek, o Madagascar, tuttavia affascina facilmente anche gli adulti. Beh, magari non tutti. Me sì, di sicuro. Un amore a prima visione! «Questa è Berk. Nevica per nove mesi all’anno e per gli altri tre grandina. Le cose da mangiare che crescono qui sono dure e insapori, le persone che crescono qui lo sono ancora di più. L’unica nota positiva sono gli animali da compagnia: in molti posti hanno pony e pappagallini, noi abbiamo… i draghi!»  

 

Teresa Sala